Category: sicurezza
Antispam
Antispam - articolo del Corriere della Sera
Data recovery
Non è difficile trovarsi nella situazione nella quale ci si accorge di aver eliminato dei file importanti per sbaglio. A volte si cancellano intere cartelle, senza accorgersi che all’interno c’era qualche file che si desiderava conservare. Ecco perché, prima o poi, chiunque può aver bisogno di recuperare il contenuto di un file che, invece, non è più visibile nel file system. Cosa si può fare in questi casi? La soluzione percorribile più facilmente è ricorrere al Cestino, il dispositivo virtuale degli ambienti grafi ci creato proprio per questo scopo. Anche gli utenti meno tecnici sanno che lo si può utilizzare per recuperare i file che sono stati cancellati, a meno che non sia stato già “svuotato” del suo contenuto. Esistono diverse situazioni, però, dalle quali non si riesce a venire fuori con il semplice ripristino dal Cestino. Per esempio, nel caso di file cancellati, questo accade quando:
• il Cestino è stato già “svuotato”;
• i file sono stati eliminati direttamente senza passare dal Cestino;
• i file sono troppo grandi per essere conservati nel Cestino;
• i file sono in supporti di memoria rimovibili.
Per ridurre i rischi di perdite di dati ci sono tecniche note come il backup oppure e' cercare di recuperare i dati con appositi programmi di utilità che si occupano di data recovery. Molti di essi sono a pagamento. Ce ne sono, però, parecchi di libero utilizzo con prestazioni e caratteristiche tali da permettere il ripristino di file cancellati nelle situazioni più disparate.
La maggior parte dei programmi per il recupero di file esegue il proprio compito in modo diligente e alcuni riescono a recuperare dati anche da supporti di cui non risulta più visibile il file system (per esempio una penna USB, un CD/DVD o una schedina di memoria non piu' leggibili)
Non è detto che si riesca a recuperare sempre tutti i file né a recuperare archivi sicuramente integri: a volte vengono trovati solo gruppi incompleti di dati che appartengono a un certo documento. Per ottenere buoni risultati, comunque, una cosa da evitare con certezza è la fretta. La velocità di scansione dipende in parte dal tipo di supporto di memoria su cui si esegue la scansione e in parte dal livello di profondità con cui si chiede di cercare i file cancellati. Una scansione eseguita con maggiore livello di approfondimento, per esempio, può condurre a ottenere risultati che una scansione più veloce non mostrerebbe. Se non si riescono a recuperare i dati cercati con un certo programma, poi, è importante ripetere la scansione utilizzandone un altro: non è difficile ottenere qualche sorpresa, in positivo. Nelle attività di data recovery, in definitiva, i risultati migliori si ottengono solo armandosi di pazienza.
Esportare le e-mail di Outlook
Outlook non offre purtroppo una procedura semplice e già integrata per il backup dei propri messaggi di posta elettronica.
Per aggiungere questa funzionalità è necessario scaricare un plugin gratuito dal sito Microsoft (Componente aggiuntivo per Outlook 2007/2003/2002: Backup cartelle personali) che consente di fare delle copie di backup del fi le PST.
Di default, il programma Microsoft offre solo una funzione di “esportazione” delle cartelle di posta che può essere usata per memorizzarne una copia su un disco rimovibile o su uno spazio di storage online.
TrueCrypt
Link: http://www.truecrypt.org
TrueCrypt e' un software che permette di creare su un volume fisico, quindi anhe su un pen drive usb, un volume logico completamente cifrato. Sostanzialmente mette al sicuro i dati di una penna usb proteggendoli da una password.
L'installazione e' decisamente banale. Basta collegarsi al sito, scaricare il software e seguire le poche istruzioni a video.
al termine di questa operazione un doppio click sull'icona sul desktop eseguira' l'applicativo e mostrera' la schermata principale del software.
Premento "Create Volume" si attivera' la configurazione, le impostazioni di base sono piu' che sufficienti per arrivare al nostro obiettivo. Bastera' scegliere la directory dove mettere le nostre informazioni da proteggere, scegliere l'algoritmo di cifratura e lo spazio da dedicargli, inserire la password di protezione (consigliato inserirne una abbastanza lunga) e il gioco e' fatto.
Guida all’aggiornamento del personal computer: parte 2
Scheda madre
Le differenze più evidenti tra i modelli in commercio consistono nella famiglia di processori gestiti, nel chipset, nella presenza di un controller grafico integrato (scheda video) e nelle interfacce offerte.
La scelta deve ricadere su una scheda completa di interfaccia video se il PC viene utilizzato principalmente con programmi gestionali o di office automation (Word, Excel, Power- Point e così via), mentre per applicazioni più esigenti è preferibile optare per un componente in grado di montare una o due schede video indipendenti.
Per quanto riguarda le interfacce, quella audio e di rete sono sempre integrate, mentre può variare il numero di porte USB e FireWire. Poiché, come già accennato, esistono dei vincoli che legano la scheda madre alla CPU, e più precisamente il chipset utilizzato e il Socket (l’alloggiamento fisico), per evitare problemi è preferibile acquistare contemporaneamente questi componenti.
Memoria RAM
La quantità di RAM è un parametro che può influenzare sensibilmente la velocità del computer poiché, quando raggiunge il limite, Windows sposta automaticamente una parte dei dati da processare sul disco fisso (nel cosiddetto file di paging o memoria virtuale), causando un notevole calo delle prestazioni.
Prima di acquistare la RAM è necessario verificare se la scheda madre gestisce preferibilmente un doppio canale di memoria (in questo caso ogni coppia di alloggiamenti è colorata in modo differente). In caso affermativo bisogna aggiungere, per esempio, due banchi da 1 GB invece di uno da 2 GB. Per scoprire il tipo richiesto (SDRAM, DDR, DDR 2 o 3) basta consultare il manuale d’uso oppure l’etichetta della RAM presente sul PC.
Poiché la frequenza di funzionamento della RAM viene scelta automaticamente dalla scheda madre, non si devono installare banchi con velocità differente.
In caso contrario potrebbe accadere che, in presenza di un modulo che lavora a 800 MHz e uno a 400, venga scelto il valore superiore con un conseguente blocco del PC.
Ricordiamo poi che la maggior parte degli elaboratori delle ultime generazioni viene commercializzata con 3 o 4 GB di memoria, quantità necessaria per far girare correttamente
Windows Vista. In questo caso risulta inutile espanderla poiché questo sistema operativo a 32 bit non è in grado di utilizzarne di più.
Nascondere i file
Per tutti gli applicativi della suite di Microsoft esiste il modo di attivare una protezione abbastanza efficace contro letture e modifiche non desiderate.
Scegliete il menu Strumenti, quindi Opzioni e infine la scheda Protezione.
Qui potete impostare una password di apertura o una di modifica, che rende cioè possibile la sola lettura, ma non autorizza i cambiamenti.
Le due password (apertura e modifica) possono essere ovviamente diverse tra loro; anzi è meglio che lo siano per rafforzare la difesa. Queste chiavi possono essere
eliminate ripetendo la procedura. Attenzione: non mancano, sulla rete, tool per forzare le password di Office.
Per cui usate questo trucco solo per livelli di protezione moderati. Altrimenti ricorrete a un software di cifratura. Ottimo e gratuito è l’open source AxCrypt.
Ancora sul backup ...
Non ci stancheremo mai di far presente l'importanza di avere un corretto sistema di backup dei dati del proprio pc. Non bastano software e hardware funzionali per mettere al sicuro i documenti e i dati dell’ufficio ma serve anche delle regole e delle modalita' adeguate.
Secondo recenti statistiche stupisce il gran numero di casi in cui una politica di backup semplicemente non esiste, o la disattenzione con cui si effettua questa operazione così importante e delicata.
Le ragioni per cui si tende a non fare il backup sono da ricondurre da un lato a una sottovalutazione del rischio della perdita dati, dall’altro a una sottovalutazione del danno in caso tale rischio si materializzi. Un’altra ragione può essere un mal inteso senso di protezione dato dall’uso di sistemi disco ridondati (ad esempio il RAID), che invece proteggono solo contro certi rischi, ma un supporto fondamentale alla negligenza è fornito anche dalla scarsa preparazione e sistematizzazione della procedura.
È bene osservare subito che nella percezione comune, il backup può essere inteso come strategia preventiva rispetto a due classi di problemi:
- protezione contro guasto hardware dei sistemi di memorizzazione (disco, pen drive e via dicendo)
- perdita di dati dovuta a errore software, malfunzionamento temporaneo della rete, salvataggio accidentale con modifiche indesiderate o scorrette, infezione da parte di virus o malware, altre cause non hardware
Anche se ovviamente un backup assicura un'utile protezione anche per la prima classe di problemi, il modo più appropriato per tutelarsi contro i guasti hardware è quello di ridondare i sistemi, utilizzando, nel caso specifico dello storage, dei sistemi disco con controller RAID e batteria tampone.
Mentre molto più appropriato è orientare le strategie e i sistemi di backup alla protezione contro danni e perdite di dati dovuti a cause software: un virus che cancella o altera i dati memorizzati sul disco, un utente che cancella, altera o rovina una parte importante di un documento e poi salva le modifiche nello stesso file, durante il salvataggio del file si verifica un errore ecc ecc.
In questi casi il problema è che i dati errati, incompleti o alterati vengono scritti al posto dei dati vecchi buoni. Così, anche se il sistema di storage è efficacemente protetto da un opportuno schema RAID, questa protezione assicurerà semplicemente che la versione sbagliata venga salvata con successo, eliminando ogni traccia dei dati buoni.
Il ruolo del backup è invece quello di mantenere una copia dei dati, con una storia delle versioni di un file realizzate negli ultimi tempi, per consentire all'utente di tornare indietro in caso di errore o perdita dati. Capacità di memorizzazione permettendo, il sistema di backup consente di mantenere una storia arbitrariamente lunga delle ultime versioni del file, e quindi di tornare indietro nel tempo ripristinando vecchie versioni di un file.
La strategia con cui si effettua il backup, inoltre, deve evidentemente puntare in modo primario a ridurre il più possibile il tempo perso per salvare il salvabile e soprattutto a ridurre la quantità di lavoro persa e non recuperabile. In caso di perdita dati, la quantità di lavoro persa dipenderà dalla frequenza con cui avviene il backup (per esempio: settimanale, giornaliera) e soprattutto dal confronto tra la frequenza con cui un file viene modificato e la frequenza con cui ne viene fatto il backup e dall’entità delle modifiche che vengono apportate al file.
In poche parole, il backup dovrebbe avvenire alla più alta frequenza ragionevolmente possibile ed è sconsigliabile categorizzare e separare i file e cartelle in base ad artificiosi criteri.
Le modalita' da seguire un backup si possono categorizzare generalmente in tre tipologie differenti: • integrale • incrementale • differenziale
Il backup integrale è l’operazione più intuitiva dove viene salvata ogni volta una copia completa di tutti i file, anche di quelli non cambiati. Si spreca molto spazio, ma in compenso i backup set sono tutti completi e autosufficienti. Un backup integrale è anche indispensabile come baseline, o situazione di riferimento, rispetto alla quale eseguire poi uno degli altri due tipi di backup. Il backup incrementale si limita a salvare i file cambiati dopo l’ultimo backup (incrementale oppure integrale). Per un recupero completo, serve quindi prendere l’ultimo backup integrale e tutti i backup incrementali successivi ad esso. I backup incrementali catturano la minima quantità di informazione necessaria per descrivere le modifiche apportate ai dati, e assicurano il minimo consumo di spazio su disco, ma il ripristino è più laborioso a causa del gran numero di backup set coinvolti.
Il backup differenziale, invece, salva tutti i file cambiati dopo l’ultimo backup integrale, anche se magari già salvati in un precedente backup differenziale. Per un recupero completo si prenderanno quindi l’ultimo backup integrale e solo l’ultimo backup differenziale. La dimensione dei backup differenziali tende a salire sempre più con l’allontanarsi dall’ultimo backup integrale, visto che ogni backup differenziale accumula le differenze; il consumo di spazio su disco è quindi più elevato che con i backup incrementali, visto che molte modifiche verranno salvate in due o più backup differenziali, ma in compenso il ripristino è più semplice.
Guida all’aggiornamento del personal computer: parte 1
Come tutti sanno, l’evoluzione tecnologica nel settore informatico non si ferma mai. PEr questo ad intervalli regolari vengono presentati nuovi microprocessori, schede video e dischi fissi, per non parlare di ram e altri componenti che fanno parte di un desktop.
Questa continua evoluzione obbliga l'utente ad aggiornare il proprio pc, operazione che sembra facile, ma che potrebbe non portare ai risultati desiderati se non si seguono alcuni passi obbligatori.
Prima di intervenire sul PC è preferibile ottimizzarlo, per esempio disinstallando i programmi che non si usano più e deframmentando i dischi fissi. Se queste operazioni non portano ad alcun miglioramento allora è giunto il momento di valutare il potenziamento dell’elaboratore, intervenendo su uno dei suoi sottosistemi: processore, scheda madre, memoria, scheda video, disco fisso, masterizzatore, scheda audio, alimentatore e interfacce.
Cominciamo con il processore.
Anche un bambino sa che questo chip sia il responsabile, nel bene e nel male, delle prestazioni del sistema, mentre risulta critico solo per alcune tipologie di applicazioni come quelle per l’audio/video o per la grafica. Per questa ragione bisogna valutare attentamente la sua sostituzione, considerando poi che l’evoluzione delle CPU è spesso coincisa con un cambiamento della scheda madre, di conseguenza potrebbe essere necessario intervenire su entrambi i componenti. Una visita al sito del produttore della scheda, dove vengono elencati i processori supportati, dovrebbe cancellare ogni dubbio.
La scelta inoltre dovrebbe indirizzarsi su un modello di processore con un’architettura più sofisticata dell’attuale che si vuole cambiare, per fare un esempio passando da un dual core a un quad core. Questo permetterebbe di notare i primi cambiamenti significativi, cosa che non avverrebbe scegliendo un microprocessore che ha solo una frequenza di clock superiore.
Importante controllare che il sistema di raffreddamento sia in grado di gestire il calore generato dal nuovo chip e al massimo comprare un sistema di dissipazione opportunamente dimensionato.
Le aziende che sviluppano microprocessori per personal computer sono principalmente due: Intel e AMD.
La prima commercializza attualmente tre famiglie di CPU: Core, Pentium e Celeron. Entrando nel dettaglio, i Core sono i più performanti e si dividono in tre sottofamiglie (i7, Core 2 Quad e Core 2 Duo) che comprendono CPU differenti per numero di core, frequenza di clock, cache e Front Side Bus. I Pentium sono modelli ormai obsoleti mentre i Celeron, i più economici, sono adatti per chi lavora con i programmi gestionali, con Office e per chi naviga su Internet.
AMD offre addirittura sette famiglie di processori per desktop. Si parte dai più economici Sempron adatti a sistemi base, per passare agli Athlon con 1 o 2 core, e finire con i Phenon da 3 o 4 core.
Leyio, un gesto per sincronizzare le vite online
Link: http://www.leyio.com/
E' da tempo che l'esigenza di condividere musica, documenti, immagini è sempre di piu' in crescita, cosi' come la possibilita' di condividere spazie e supporti di memorizzazione che devono essere sempre piu' sicuri. I dispositivi portatili ad esempio possono facilmente venire smarriti o essere rubati, finendo per cosi' dire nelle mani sbagliate.
Ecco che con Leyo alcune misure di sicurezza come la crittografia possono venire in aiuto. Leyio è un prodotto che nasce indirizzandosi all'utenza giovanile in cerca di un mezzo per la rapida condivisione dei propri file, ma risponde anche pienamente ai requisiti di semplicità e sicurezza tipiche dell'utenza professionale. In particolare Leyio nasce per la condivisione di contenuti in modalità senza fili sfruttando la tecnologia Ultra Wide Band, ma grazie all'integrazione di un lettore biometrico di impronte digitali offre uno standard di sicurezza molto elevato il caso di smarrimento o furto.
La protezione necessaria per salvaguardare il PC
Guasti, temporali o semplici oscillazioni nella fornitura di energia elettrica possono mandare in fumo ore di lavoro. L'unica sicurezza è a darsi a un gruppo di continuità, ma sceglierlo non è sempre facile. Il nostro consiglio per un PC semplice e il suo monitor:
Trust PW-4080T
Con 800VA di potenza, questo piccolo UPS offre la protezione necessaria a un sistema anche ben dimensionato, con tutte le periferiche. Dotato di regolazione automatica del voltaggio, di filtro RFI e protezione dalle sovracorrenti, presenta due uscite protette dalla batteria e assicura no a 35 minuti di autonomia.
Software di backup. Acronis True Image
E' un software di imaging per il backup di intere partizioni o dischi rigidi, ma è dotato anche di funzioni di backup di singoli file e cartelle con supporto backup incrementale e differenziale, di backup separato della posta elettronica e di backup temporizzato, il che significa che può essere usato come unico software in grado di risolvere la maggioranza delle esigenze sia di imaging che di backup.
Inoltre è tra i più semplici da usare, è stato il primo a poter effettuare l’imaging da Windows continuando a lavorare con il PC e con Snap Restore consente di riprendere a lavorare subito con il PC mentre il ripristino continua in background: una funzione molto utile in ambito aziendale per evitare interruzioni del flusso di lavoro, anche se il sistema è molto rallentato dalle procedure di ripristino. True Image può creare partizioni nascoste su notebook e Tablet PC per il ripristino senza drive DVD, e può avviare il ripristino su sistemi che non riescono più ad eseguire il boot premendo il tasto F11.
Storage piccolo studio. Buffalo vs Lacie
Qui di seguito alcune linee guida per la scelta di dispositivi di archiviazione di rete (NAS)
Il TeraStation Pro II è il nuovo modello di Buffalo che sostituisce il precedente Pro. Questo NAS di seconda generazione raggiunge capacità di 3 TB e in futuro di 4 TB (2 TB era il limite della versione Pro), aggiunge il supporto per la modalità RAID 0, implementa l’architettura Distributed File System che semplifi ca l’accesso ai fi le della rete: DFS fa apparire un fi le sparso tra diversi computer come se si trovasse su un macchina unica. Un altro cambiamento rispetto al precedente modello è il nuovo controller dei dischi Marvell Orion da 500 MHz, affi ancato da 128 MB di memoria, che fornisce maggiori prestazioni in lettura e scrittura. I test eseguiti con i quattro dischi confi gurati in RAID 5 hanno mostrato infatti prestazioni di buon livello.
Sito: www.buffalotech.com
LaCie 2big Network è un’unità esterna che può essere usata come server per la condivisione di fi le oppure come server di backup o FTP. Dispone dell’interfaccia Ethernet e può quindi essere condiviso in rete locale tra più personal computer. Il controller interno dei dischi supporta la modalità RAID 1, per garantire un’alta salvaguardia dei dati, con cui viene impostato all’atto della vendita. L’intuitivo software incluso nella confezione LaCie Ethernet Agent consente di accedere direttamente alle condivisioni, di mappare le unità e di effettuare operazioni di confi gurazione con la massima semplicità.
Sito: www.lacie.it
Sicurezza prima di tutto
Tratto da un articolo di PCOpen.
Il backup è un’operazione tanto importante quanto sottovalutata, soprattutto se non c’è una fi gura IT o un consulente che se ne occupa. Ecco gli elementi fondamentali da valutare per fare da sé
Non si dirà mai abbastanza sull’importanza del backup per la protezione dei propri dati e del proprio lavoro. Se si lavora in una grande azienda quasi certamente le politiche di backup e ridondanza sono già ampiamente stabilite dai responsabili e (si spera) correttamente implementate, ma per piccole aziende e uffici spesso è il titolare a doversene occupare personalmente, così come avviene per commercianti e singoli professionisti. In questi casi la scelta delle soluzioni migliori deve essere condotta dopo un’attenta analisi dei flussi di dati, dell’importanza per la propria attività delle diverse tipologie di dati, delle possibilità di recupero, delle esigenze temporali e dell’impatto economico.
Le misure più efficaci nel campo della sicurezza sono fondamentali per le grandi aziende, ma la perdita dei propri dati è altrettanto o forse ancor più grave nel caso di piccole aziende e singoli professionisti, e anche per privati può oggi costituire un grave danno, per esempio con la perdita di tutti i propri ricordi di grande valore affettivo come nel caso delle foto digitali, di e-mail, lettere e trascrizioni di conversazioni di messaggeria istantanea, di registrazioni audio o filmati ripresi con la videocamera.
Oggi il PC è spesso l’equivalente della soffitta dove si conservano ricordi preziosi. Per non parlare di tesi di laurea, relazioni e altri documenti insostituibili. Questi consigli potranno dunque essere utili sia al professionista che a chiunque abbia dati importanti che in caso di perdita non sarebbero più recuperabili.
1. Almeno tre copie
Può sembrare prudenza eccessiva, ma non lo è, anzi è la procedura minima per i dati davvero preziosi e non recuperabili in altro modo in caso di perdita, che si tratti di un database clienti o delle proprie foto digitali non stampate, della tesi di laurea su cui si lavora da mesi o delle proprie e-mail personali. La procedura consiste nell’avere sempre tre copie di ciascun file, ovvero due copie oltre a quella originale. Nel caso di file non più modificati dopo l’archiviazione, come foto digitali o e-mail, basta effettuare le due copie al momento dell’archiviazione e tutto è fatto. Nel caso di file su cui si lavora dovranno invece essere effettuate due copie ogni volta che il file originale viene modificato. Se è importante poter tornare a versioni precedenti allora sarà necessario anche salvare copie in diversi stadi di lavorazione di ciascun file, a tale proposito si utilizza una particolare procedura chiamata versioning che trattiamo più avanti.
2. I tempi del backup
La tempistica del backup è spesso trascurata, mentre da essa dipende la possibilità di non perdere il frutto del proprio lavoro o i propri ricordi più recenti. I professionisti hanno questa regola per i file su cui si lavora, e che dunque si modificano di continuo: “effettuare il backup immediato di qualunque file che sia costato almeno un quarto d’ora di lavoro”. Dunque dopo un quarto d’ora di lavoro sulle formule di un foglio elettronico, o sul ritocco di una foto, o sull’applicazione di effetti speciali a un filmato, è importante salvare subito una seconda copia del proprio lavoro. La cosa migliore è disporre di un secondo disco rigido, visti i bassi costi attuali, e dedicarlo alle sole copie di backup, salvando alternativamente i propri file sul disco principale e su quello secondario. La cosa può essere resa più rapida creando apposite macro nei software utilizzati. I tempi per la terza copia possono invece essere più “rilassati”: solitamente basta creare una terza copia di ciascun file importante al termine della giornata. Per l’imaging i tempi variano in base alle esigenze: per le immagini della partizione di sistema destinate a ripristinare un sistema “pulito” con Windows e tutte le applicazioni necessarie, basta creare un’immagine ogni volta che si installa una nuova applicazione che si intende mantenere installata (senza mai cancellare le immagini precedenti, così se l’applicazione dà problemi si potrà tornare indietro!). Per le immagini di partizioni contenenti dati importanti può invece essere necessario creare l’immagine quotidianamente se i dati si modificano spesso, oppure settimanalmente se le modifiche sono più rare. Per applicazioni professionali in tempo reale, applicazioni nei campi medico, legale e della sicurezza, e-commerce, applicazioni o siti web che usano database SQL e altre applicazioni in cui non è ammessa la Consigli per la massima sicurezza focus backup PC Open Studio 3 9 Maggio 2008 perdita di alcun dato risulta invece necessario il backup continuo in tempo reale, offerto da software specializzati.
3. I luoghi del backup
Anche in questo caso se i dati sono veramente importanti è necessario applicare procedure di sicurezza professionali: non conservare mai tutte le copie di backup nello stesso luogo, men che meno su dischi collegati allo stesso PC. Spesso infatti non si pensa a quale sia l’evento “minimo” che può comportare la perdita di tutti i dati, come valutato dagli esperti di sicurezza. Nel caso si tengano tre copie di backup sullo stesso disco rigido, basta il guasto del disco o una formattazione accidentale per perdere tutto. Se il backup si trova su un secondo disco nello stesso PC basta un furto o attacchi gravi da parte di virus e hacker. Se si trova su dischi removibili o DVD tenuti nella stessa stanza del PC si perde tutto in caso di incendio, alluvione o furto dell’intero equipaggiamento. Se si trova in locali diversi dello stesso stabile per perdere tutto sarà necessario un incendio o un’alluvione di grandi proporzioni. Se si trova in un altro stabile nella stessa città saranno necessarie vere tragedie come terremoti, bombardamenti o esplosioni nucleari. Se il backup è su Internet per perdere tutte le copie dei propri dati è necessaria una tragedia globale. Da tutto questo si evince che il sistema migliore è avere una copia sul proprio PC, una su un secondo disco rigido interno per velocizzarne la creazione, e una su DVD o Blu-ray tenuta in un luogo diverso (ad esempio a casa propria invece che in ufficio). Se si desidera una sicurezza assoluta si può creare una quarta copia da mantenere su spazio on line accessibile via Internet.
4. Il “versioning”
Nel caso di documenti fondamentali per il proprio lavoro che subiscono continue modifiche, per esempio codice sorgente nel caso di un programmatore, documenti legali nel caso di un avvocato, tesi nel caso di studenti o file audio e MIDI nel caso di un musicista, oltre alla creazione di almeno tre copie di ciascun file è anche fondamentale poter disporre di più versioni dello stesso file, in diversi stadi di modifica. In questo modo se le modifiche effettuate hanno portato problemi o un peggioramento del lavoro, sarà sempre possibile tornare a una versione precedente e riprendere il lavoro da lì. Per questo tipo di backup, detto “versioning”, ci sono software specializzati che conservano automaticamente un numero di versioni dello stesso file deciso dall’utente. Per chi vuole fare da sé, sarà necessario dare un nome diverso e progressivo al proprio file ogni volta che lo si salva (ad esempio TesiDiLaurea-01.doc, Tesi- DiLaurea-02.doc ecc.); non è consigliabile dare nomi con la data (ad esempio TesiDiLaurea- 280607.doc, TesiDiLaurea- 010807.doc ecc.) perché essi verrebbero messi in ordine confuso nel caso di ordinamento alfabetico: meglio dare un numero progressivo, anche perché sarà sempre possibile consultare la data di creazione tramite Esplora Risorse. Ovviamente di ogni versione sarà necessario avere almeno tre copie se si desidera la massima sicurezza di tutte le versioni. Il versioning è poi fondamentale nel caso di file su cui lavorano più persone, ma in questo caso rimandiamo alle funzioni di revisione e lavoro in team offerte dai software professionali, in quanto si esula dal backup in senso stretto.
Posta elettronica certificata
La posta elettronica certificata (PEC) è uno strumento che permette di dare, ad un messaggio di posta elettronica, lo stesso valore di una raccomandata con ricevuta di ritorno tradizionale. La PEC può aggiungere inoltre la certificazione del contenuto del messaggio solo se in combinazione con un certificato digitale.
Qui di seguito vi elenchiamo gli svantaggi di un tale sistema
- Attualmente la PEC non è uno standard internazionale, rappresentando quindi un insieme di regole e norme italiane. Inoltre, altre tecniche di firma digitale e di tracciamento della consegna analoghi, come RFC 3798, sono già disponibili per le email tradizionali da diversi anni.
- Il caos delle leggi italiane, che prima parlano di obbligatorietà per tutti, poi fanno marcia indietro, poi dicono nuovamente che è obbligatoria ed infine - dando ragione in sintesi a chi in nome della giusta neutralità tecnologica e del libero mercato, da tempo sostiene che la normativa che vuole imporre il sistema di posta elettronica certificata[4] viola la legislazione comunitaria - hanno reso non obbligatoria l'adozione della PEC, ha comportato una battuta d'arresto nell'adozione del sistema.
Il 19 gennaio 2009, infatti, l'articolo 16 del Decreto Legge 185/2008 ha subito, in fase di conversione in legge[5], modifiche rilevanti che rendono non più obbligatoria la PEC per cittadini, liberi professionisti e aziende, qualora essi abbiano a disposizione un analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse, garantendo l'interoperabilità con analoghi sistemi internazionali.Vi è da notare che per la prima volta si parla di contenuti e della loro integrità, difatti uno dei grossi difetti della PEC è quello di essere il "surrogato" elettronico della raccomandata con alcune prerogative peggiorative della stessa, come nella raccomandata con avviso di ricevimento si può mettere in quella che viene identificata nella normativa PEC come "busta di trasporto" qualsiasi cosa non esistendo alcuna conrelazione tra "busta di trasporto" e contenuti della stessa, il sistema è più interessato a "firmare digitalmente" la busta come il vecchio sigillo di ceralacca che stabilire un esatta conrelazione tra busta e contenuto, fatto questo non banale, conseguentemente nella busta firmata digitalmente ci può essere qualsiasi cosa.
- La conservazione per 30 mesi delle ricevute includono anche l'intero messaggio e suoi eventuali allegati che sono in chiaro cioè ne più e ne meno come quelli della normale raccomandata inseriti nella "busta di trasporto" "firmata digitalmente" almeno per tutto il periodo previsto, contrariamente alla raccomandata che viene trattenuta dall'ufficio postale il tempo stabilito dal regolamento postale e poi restituita integra al mittente a compiuta giacenza. Non è stabilito dalla normativa che fine faccia tutta la corrispondenza PEC dopo i trenta mesi. Il gestore PEC è l'unico ad avere le credenziali per aprire "la busta di trasporto" con tutto il suo contenuto. La capienza contratualizzata delle caselle di posta impongono severi limiti alla libera circolazione della corrispondenza, nella normativa non esiste cenno a cosa accada se la serie di messaggi PEC superano la capienza della casella acquistata sia quella del mittente che quella del ricevente.
- La normativa italiana richiede che una azienda, per diventare gestore del servizio PEC, debba superare una apposita procedura di accreditamento [6]. Il servizio può infatti essere erogato esclusivamente dai gestori accreditati presso il CNIPA, che è l’organo pubblico preposto al controllo della posta elettronica certificata. Un soggetto per diventare gestore PEC deve presentare domanda al CNIPA e rispettare precisi vincoli tecnici e organizzativi. Tra i più stringenti in termini economici è l'articolo 14 del Decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005 n.68, che riporta al punto 3: «I richiedenti l'iscrizione nell'elenco dei gestori di PEC diversi dalle pubbliche amministrazioni devono avere natura giuridica di società di capitali e capitale sociale interamente versato non inferiore a un milione di euro». Questo rende tale ruolo solo alla portata di poche imprese di grosse dimensioni e grossi fatturati, escludendo di fatto dal mercato le piccole imprese di hosting, inducendo potenzialmente una devianza del libero mercato a favore di grosse imprese che in mancanza di concorrenza (né italiana né ovviamente straniera, visto che la PEC non esiste fuori dall'Italia) potrebbero vendere il servizio PEC facendo in futuro una politica dei prezzi da regime di quasi monopolio. È comunque prevista, come specifica il punto 3.1 della circolare CNIPA/CR/51, la modalità di vendita dei servizi di PEC attraverso canali commerciali, anche avvalendosi del supporto di terzi. In questo caso è necessario che le modalità di vendita siano conformi alle prescrizioni di legge e che il rapporto contrattuale sia sempre posto in essere tra il titolare della casella PEC ed un gestore.
